Gian Antonio Garlaschi

“Ho cominciato a lavorare sui taccuini con l’idea di costruire un catalogo tascabile di opere da realizzare poi su tela. Mi piaceva l’idea che lo stesso soggetto potesse sia “stazionare” in un luogo fisso, che “seguire” il suo proprietario in formato trasportabile, ma ogni volta che ho dovuto staccare un disegno dal taccuino per consegnarlo con l’opera grande, è stata una sofferenza. Così ho continuato coi taccuini, considerando quei disegni lavori compiuti.

(Gian Antonio Garlaschi)

 Gian Antonio Garlaschi è un rilegatore e restauratore di libri, arte che ha appreso dal Maestro Francesco Cavina presso la Biblioteca Centrale di Milano (Sormani, per i Milanesi), luogo dove tuttora lavora.

La sua arte nasce anni fa negli spazi di attesa necessari al suo lavoro: un mestiere che esige tempi lunghi e pause, nel rispetto della natura dei materiali e delle loro reazioni.

Dentro queste pause silenziose nascono i disegni, impressioni e stati d’animo abbozzati e poi approfonditi con tecniche diverse, inchiostri, acquerelli, acrilici, matite e cere.

Ultimamente il suo lavoro si concentra quasi esclusivamente sui taccuini Moleskine.

La collezione di taccuini di Gian Antonio Garlaschi compone un diario interiore, sfoglia giornate di umori altalenanti, dove il senso del quotidiano crea un’immediata empatia.

Siamo subito solidali a stati di esasperazione (Riunione condominiale) che si alternano a silenziose contemplazioni lunari o a parole intercettate per strada che diventano grafiche vivaci. Ci lasciamo ipnotizzare dalla forza centripeta di urla buie di animali antropomorfi, sorridiamo complici a suggerimenti presi dall’attualità (Una bandiera), indugiamo sul profilo ricorrente di una donna fuggevole e su altri ritratti che, senza occhi, ci guardano, comunque interrogativi. Approdiamo in un mondo quasi imperfetto insieme ai suoi disegni di viaggio, innocenti come le cartoline di un tempo.